Ho imparato che le risposte,
come le basse maree,
seguono i deboli venti
delle parole.
Ho imparato che il tempo,
monolita un po’ nomade... un po’ gendarme,
passeggia sulla pelle imbrividita
del mondo.
Ho imparato che “i perché”,
come aghi appuntiti,
alleviano - soli – i fastidi
di stagione.
Ho imparato che i condimenti
(a parte la freschezza del pomodoro)
insanguinano candide tovaglie
e l’oblò centrifuga le cravatte
di empi commensali.
Non ho semplicemente capito:
se non a nuotare
in un rio che si secca

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